Loading...
 

Vittorio Capponi (1844-1902) - La biografia del biografo dei pistoiesi

di Cristina Cerrato 

 

Il biografo dei pistoiesi

Per una sorta di pena del contrappasso, di colui che è stato il biografo dei pistoiesi si è persa oggi quasi ogni traccia. Una parziale ricostruzione della vita e delle opere di Vittorio Capponi, autore della Bibliografia e della Biografia pistoiese, è oggi possibile attraverso gli atti dei vari processi nei quali egli è stato imputato.

  • Per l’indicazione dell’esistenza di numerosi processi a carico di Vittorio Capponi devo ringraziare il signor Franco Savi.

Ciò rende una idea dell’uomo e della sua personalità problematica, con una spiccata vispolemica, o, come egli stesso suggeriva, con «l’abitudine di chiamar le cose col suo vero nome, di dir chiaro e tondo come la pensa, senza riguardi per nessuno, e senza paura».

  • Ibidem, p.6. Questa descrizione è riferita al suo immaginario interlocutore che è una sorta di personaggio autobiografico.

Peraltro, come egli riconobbe «a dir vero questa sua abitudine gli è costata più di un dispiaceruccio» ma egli aveva proseguito dritto, «come se non avessero detto a lui, tenace nei propri propositi,  come torre che non crolla né piega per soffiar di venti».

  • Ibidem, p.6

Sarà stata forse questa “abitudine” a dire chiaro e tondo quello che pensava che lo avrebbe portato a dover subire quattro processi e numerosi mesi di carcere, ovvero quei “dispiacerucci” cui si allude nel testo. Vittorio Capponi nacque a Pistoia da Zeno e Maddalena Gerbi il 17 febbraio 1844. Maestro elementare, nel 1872, dopo tre anni di insegnamento presso il Conservatorio delle Crocifissine, fu costretto ad abbandonare l’incarico poiché «sfornito di patente».

  • La notizia si desume da una Copia di lettera del Consiglio Provinciale Scolastico di Firenze in data 23 ottobre 1872 relativa al maestro Capponi conservata presso l’archivio del Liceo Niccolò Forteguerri.

Dal 1868 al 1874 si impiegò presso la biblioteca Forteguerriana, ancora unita al Liceo Forteguerri, come aiuto fiduciario del bibliotecario canonico Gherardo Tozzi, dove compilò il catalogo delle librerie dei conventi soppressi, dei manoscritti e iniziò quello per materie. Il primo processo nel quale fu imputato è legato al Conservatorio delle Crocifissine, o Conventino come allora veniva chiamato. Il 22 febbraio 1874 Capponi fu condannato dal Tribunale Correzionale di Pistoia a tre mesi di carcere ed alla multa di trecento lire per ingiurie in danno del soprintendente del Conservatorio, Antonio Cecconi, e delle maestre, per avere sostenuto, in una sorta di lettera aperta al direttore del giornale «Il Democratico»che: «le ragazze escono di là o tisiche, o pazze, o puttane»

  • Capponi, Un fatto gravissimo, «Il Democratico», 41, 1873, p.4. Per altro la lettera apparve sul giornale priva del nome dello scrivente. La paternità del Capponi si desume dagli atti processuali. Insieme a lui fu condannato anche Ferdinando Puccini, di anni 29, valigiaio e gerente responsabile del giornale.

portando i casi di cinque giovani. Se la scelta del giornale indicava quantomeno una simpatia politica, altri indizi confermano la tendenza filodemocratica di Capponi. Egli avrebbe stigmatizzato gli «altri scrupoli di religione» insinuati «da quelle signore maestre che non sanno insegnar di meglio»,

  • Ibidem.

tra le cause che avrebbero indotto alla pazzia una delle ragazze. Ma fu soprattutto l’impegno profuso nella fondazione delle Biblioteche popolari a Pistoia e a Pontelungo negli anni 1869 e 1871 per «soccorrere il povero con l’istruzione e coll’educazione»

  • Capponi, Biblioteca popolare, p.4.

e la sua idea di uguaglianza a connotarlo come democratico. Nel 1873 uscì il primo fascicolo della Bibliografia pistoiese. Pur sommaria e passibile di numerose correzioni,

  • Due esemplari della Bibliografia sui quali hanno operato correzioni Alberto Chiappelli e Filippo Rossi Cassigoli sono conservati nelle raccolte a loro intitolate rispettivamente il primo in BCF, il secondo in BNCF.

l’opera tracciava per la prima volta un quadro sufficientemente completo sulla produzione bibliografica pistoiese.

  • Un’opera analoga intrapresa dal Rossi Cassigoli nel 1865 non era stata mai portata a termine; rimasta a livello di appunti è conservata nella Biblioteca Forteguerriana nella raccolta Alberto Chiappelli.

L’intero volume vide la luce nel 1874 in una edizione di trecento esemplari, uno dei quali in carta colorata impresso appositamente per Filippo Rossi Cassigoli. Da allora fino alla sua morte, Rossi Cassigoli, sarebbe diventato l’interlocutore privilegiato di Capponi, il quale si dimostrò sempre estremamente grato nei suoi confronti, tanto da fargli omaggio di una copia di alcuni suoi lavori inediti.

  • Grazie a ciò si conservano oggi in BNCF. nella raccolta Rossi Cassigoli i manoscritti: Memorie di famiglie pistoiesiStudi, notizie e documenti per servire alla storia della pittura in Pistoia, e Raccolta di iscrizioni che si conservano nelle chiese di Pistoia.

Dopo che Capponi fu condannato nel processo delle Crocifissine, la sua vita acquistò sempre più gli aspetti di un feuilletton popolare. A causa di una lite con il preside del Liceo Francesco Berlan, che gli costò una condanna ad undici giorni di carcere per “ingiurie qualificate”, Capponi fu licenziato dal Liceo, con l’interdizione di frequentarne la biblioteca.

  • Capponi nella prefazione alla Biografiadice che la proibizione durò rigorosissima per tre anni tanto che essendosi azzardato due o tre volte a recarsi in Biblioteca il Berlan mandò a chiamare le guardie e lo fece cacciar via.

Allora scivolò nella «più squallida miseria». La moglie, Giulia Ferrari, fu costretta a lavorare a servizio e, quando durante l’allattamento si ammalò, la famiglia si vide obbligata a lasciare per qualche tempo il figlio all’ospizio dell’ospedale. Successivamente avrebbe pagato il debito di gratitudine prendendo in custodia un “gettatello” e allevandolo come se fosse un figlio. Licenziato dal Liceo Capponi si sarebbe mantenuto, presumibilmente, con i proventi derivanti dalle sue pubblicazioni e forse anche grazie alle ricerche storiche compiute per conto terzi; il suo stato economico restò comunque molto precario tanto che, durante uno dei processi, poté esibire un certificato, a firma del Sindaco, in cui era dichiarata la sua impossibilità a sopportare le spese di un giudizio per le «povere condizioni economiche». Nel 1878 cominciarono ad uscire i fascicoli della Biografia, accolta con favore dal pubblico. Nello stesso anno il periodico «Il cittadino di Pistoia»

  • «Il cittadino di Pistoia» supplemento al n.95, 1878.

annunciò, che Capponi stava lavorando ad una Storia degli Istituti di Beneficenza della città di Pistoia. Quest’opera in realtà non vide mai la luce. Abbiamo notizia del progetto in una lettera, indirizzata al Rossi Cassigoli, nella quale il Capponi afferma che: «scartabellando in questi polverosi volumi dello archivio dello Spedale del Ceppo in cerca di nuovi materiali per la storia degli Istituti di Beneficenza, sono andato raccattando qua e là quelle notizie che potevano avere qualche interesse per la genealogia delle famiglie pistoiesi».

  • BNCF., Rossi Cassigoli, mss.180; la lettera accompagna il manoscritto delle Memorie di famiglie pistoiesi.

Il tema, allora al centro dell’interesse cittadino, tanto che l’Accademia di scienze, lettere ed arti lo avrebbe proposto per un suo concorso,

  • Il concorso, proposto dall’Accademia nel 1878, sarà poi prorogato all’anno successivo perché alla scadenza del 31 dicembre non era stato presentato alcun lavoro

avrebbe trovato infine una esauriente trattazione nell’opera in quattro volumi Storia degli Istituti di Beneficenza, d’istruzione ed educazione in Pistoia e suo circondario dalle rispettive origini a tutto l’anno 1880 di Luigi Bargiacchi, pubblicata a partire dal 1883. E sarebbe interessante verificare se in questa opera siano confluiti anche gli studi predisposti dal Capponi. In questi anni egli lavorò presumibilmente al riordino dell’archivio del Patrimonio Ecclesiastico, allora conservato insieme all’archivio dell’Ospedale del Ceppo. Agli inizi degli anni Ottanta egli partecipò, insieme ai fratelli Chiappelli ed Alfredo Melani, alla scoperta degli affreschi di S. Francesco a conferma di una sensibilità, dimostrata anche in altre occasioni, per la conservazione ed il recupero delle opere d’arte ancora poco avvertita a Pistoia. Nel 1882 Capponi aveva anche terminato un studio sulla pittura, primo tomo di una più vasta trattazione sulla Storia dell’arte cristiana in Pistoia, che aveva intenzione di dare alle stampe in società con il canonico Tozzi. Il volume, intitolato Studi, notizie e documenti per servire alla storia della pittura in Pistoia,

  •  Una copia del manoscritto si conserva adesso a Firenze nella raccolta Rossi Cassigoli

si compone di diciassette capitoli nei quali viene presa in esame la pittura a Pistoia dal XIII secolo fino ai primi del decenni del XIX secolo sulla base di una attenta ricerca condotta sui documenti archivistici, in linea con la tradizione storicistica allora imperante. Nell’anno successivo egli compilò una Raccolta di iscrizioni che si conservano nella chiese di Pistoia, manoscritto inedito donato anch’esso al Rossi Cassigoli. Ancora nel 1882, Capponi incorse in un’altra disavventura: una sua denunzia al Tribunale di Pistoia e varie lettere da lui inviate alle autorità cittadine, fra cui il Sottoprefetto e il Sindaco, innescarono una serie di indagini che costarono a Capponi una imputazione per «falsa testimonianza in giudizio penale» e «furto semplice aggravato e continuato» e una condanna, il 23 febbraio del 1885, a tredici mesi di carcere.

  • Una copia della sentenza del Tribunale correzionale di Pistoia è conservata presso l’archivio del Liceo Forteguerri. Oltre che di innumerevoli furti alla Forteguerriana, fra cui quello di un esemplare quattrocentesco del Decamerone, oggetto della denuncia sopracitata, Capponi è imputato anche della sottrazione dell’opera Vitae italorum doctrina excellentiumdi Angelo Fabroni presa in lettura alla Biblioteca Fabroniana e, secondo quanto dice il bibliotecario Matteini, mai restituita.

Ma il 3 febbraio di quello stesso anno il Tribunale correzionale di Pistoia lo aveva già condannato a sei mesi di carcere per diffamazione ed ingiurie qualificate contro il Canonico Tozzi, bibliotecario della Forteguerriana, da lui ritenuto il vero mittente della perquisizione domiciliare subita nel giugno 1883, durante la quale fu rinvenuto materiale proveniente dalla biblioteca.

  • Durante la perquisizione furono rinvenuti nell’abitazione del Capponi tre opuscoli: Scuole di Pistoia fino al secolo decimoquintoVirtù di Luca della Robbia Dei plastici dell’Ospedale di Pistoia, e due pagine manoscritte di un Libro dei contratti dello Spedale di Pistoia del 1500. È necessario tuttavia osservare che per i suoi lavori di compilazione Capponi necessitava di numerosi materiali e allora non era infrequente che agli studiosi ne venisse ufficiosamente consentita la consultazione presso la propria abitazione.

Incautamente, in seguito alla perquisizione, Capponi aveva scritto al Tozzi due lettere nelle quali lo accusava apertamente di essere lui l’autore materiale dei furti alla Forteguerriana; Tozzi lo querelò ed il Tribunale lo condannò a sei mesi di carcere. A prescindere dalle specifiche responsabilità, la figura controversa del Capponi emerge a tutto tondo dagli atti processuali, con le sue debolezze ed esaltazioni. Rissoso e poco amato dai suoi concittadini, tanto da finire bastonato «da una mano non provocata», vicino alla sua abitazione posta «fuori Porta al Borgo in luogo detto al Mulinuzzo»,

  • «Il cittadino di Pistoia», 75, 1878.

sembra anche soffrire di una certa labilità psichica, confermata sia dai toni farneticanti delle lettere minatorie inviate al Tozzi, sia dalla relazione dell’avvocato difensore il quale, nell’istanza d’appello al processo intentato dal Tozzi, sostenne la seminfermità mentale del suo assistito.

  • ASP, Tribunale civile e penaleProcessi penali, s.X, n.71, fasc. n.91/84.

Lo stesso Capponi in una delle due memorie presentate al processo ammise che la perquisizione lo esaltò ad un punto tale da fargli «perdere il cervello e da renderlo irresponsabile».

  • Ibidem

In seguito a ciò cadde per qualche tempo malato. A questi eccessi d’ira talvolta facevano riscontro episodi che mostrano una certa ingenuità come nel caso della richiesta, avanzata in sua difesa, della testimonianza del Cavaliere Filippo Rossi Cassigoli che avrebbe dovuto dichiarare di aver acquistato dal Tozzi negli anni 1868, 1869 e 1870 vari opuscoli del 1500, 1600 e 1700 e due libri della Biblioteca. La fiducia del Capponi nella giustizia si scontrò con un ambiente il quale aveva poco interesse a far luce sui furti della Forteguerriana. L’istituzione era antica e nobile ma non molti pistoiesi la frequentavano ed in ogni caso conveniva a tutti il silenzio e l’oblio. Tanto più che il capro espiatorio era stato trovato nel Capponi, personaggio isolato, bollato di inaffidabilità per il processo delle Crocifissine, privo di qualsiasi appoggio politico, impossibilitato a pagarsi un avvocato difensore e costretto a servirsi dell’avvocato d’ufficio. Dopo i due processi, l’attività letteraria di Vittorio Capponi proseguì nel 1890 con la Storia della sacra immagine di S. Maria dell’Umiltà che si venera in Pistoia e del prodigio da lei operato l’anno 1490. Nel ‘92 uscì il primo e ultimo fascicolo delle Notizie degli scrittori e degli artisti contemporanei. Nel ’93 pubblicò il racconto storico Il capitan Mattana da Cutiglianoe sempre in quell’anno «Il popolo pistoiese» annunciò l’avvio della pubblicazione di un nuovo lavoro del maestro Vittorio Capponi, Pistoia e il suo territorio, dizionario storico, geografico, fisico, statistico della città e del territorio pistoiese.

  • «Il popolo pistoiese», 25, 1893, p.2. Non è stato possibile rinvenire alcuna traccia di questa opera.

L’ultima testimonianza che ci rimane di lui è una lettera del 1893, indirizzata Alberto Chiappelli. In essa dopo aver esposto che «per una serie di straordinarie circostanze, e specialmente per la terribile invernata decorsa, per la malattia di mia moglie, e per lo scarso lavoro», Capponi confessava di non aver potuto «pagare a marzo il semestre di pigione», per cui il padrone gli aveva mandato lo sfratto. A rischio di sfratto e senza risorse chiede al suo protettore un aiuto finanziario, non un regalo, in cambio del quale gli avrebbe preparato «una filza di oltre cento copie di documenti inediti importantissimi di storia politica, ecclesiastica e artistica pistoiese, che saranno un bell’ornamento per la sua collezione; nel tempo stesso che varranno a mostrare quanta sia l’operosità del maestro Capponi, che non ha riportato, del suo amore alla città, altro che abbandono e persecuzioni».

  •  BCF., Chiappelli, ins. 40, I.

Nel 1898 Capponi non sarebbe stato tra i fondatori della Società di storia patria pistoiese. Del resto il modesto e reietto raccoglitore di memorie patrie non risultava neppure fra i soci dell’Accademia di scienze, lettere ed arti, pur intrattenendovi stretti rapporti, soprattutto al tempo della pubblicazione della Bibliografia e della Biografia.

  • Anzi per quest’ultima riceverà dall’Accademia un contributo di centocinquanta lire per le spese di pubblicazione. Cfr. BCF., Accademia, cassetta V, 75.

Quando Capponi morì, il 22 aprile 1902 in ospedale, nessuno se ne accorse, neppure «Il popolo pistoiese». Fino ad oggi la notizia del suo decesso risultava solo dai registri dello stato civile.

 

Il tema degli uomini illustri

Secondo quella che può considerarsi una tendenza nazionale, anche a Pistoia la glorificazione morale e pedagogica dei “grandi” ha seguito una evoluzione che dalla trattazione municipalistica della seconda metà del Settecento si amplia nell’Ottocento, nel periodo precedente l’Unità, a temi nazionali per tornare, dopo gli anni ’70, a temi locali con la finalità di far scaturire dalle singole realtà municipali una memoria da servire per una prosopografia nazionale.

Le prime esperienze pistoiesi in questo ambito si pongono semplicemente come esempi di una erudizione tenacemente attaccata ai modelli classici e tuttavia portano ad una nuova conoscenza della storia locale che dà l’avvio ad un fenomeno di risveglio culturale in cui si può individuare, secondo l’assunto crociano, la nascita dell’idea risorgimentale. Nel 1752 il gesuita Francesco Zaccaria pubblica con la sua Bibliotheca Pistoriensis un catalogo degli scrittori pistoiesi, seguito dal Fioravanti che in margine alla trattazione delle sue Memorie storiche riserva uno spazio ai pistoiesi distintisi nelle varie epoche.

  • Cipriani, Dai Medici ai Lorena, pp.140-143.

Ancora nel 1764 Antonio Matani pubblica nel suo De philosoficiis pistoiensium studiis un repertorio degli autori attivi nel campo filosofico. Questa connotazione settecentesca prevale ancora nel 1804 nella prima solenne adunanza della rinnovata Accademia di scienze lettere ed arti

  • Per l’Accademia di scienze, lettere ed arti cfr. Nerucci, L’Accademia, pp.137-159.

dove il tema dibattuto è quello degli uomini illustri pistoiesi celebrati tra l’altro nell’orazione del viceconsolo Francesco Tolomei.

  • BCF., Accademia, n.2, c.27 r e v. Gli altri interventi dell’adunanza vertono su singoli personaggi pistoiesi come la poetessa Corilla, Luca Cellesi vescovo di Martorano, Cino considerato come maestro del Petrarca e fondatore dello stile amatorio, il papa Clemente IX, il rimatore Bonaccorso da Montemagno, Ugo Franchini pubblico precettore di eloquenza, Selvaggia Vergiolesi, Niccolò Forteguerri autore del Ricciardetto, Cesare Marchetti letterato e professore di diritto civile, il cavalier Giovan Battista Paribeni ed infine Iacopo dal Gallo, fondatore dei posti di studio per le belle arti. Vengono inoltre recitati due epigrammi latini al genio della patria dal padre Giuseppe Maria Pagnini, ed un poemetto in versi sciolti sul progresso delle belle lettere e delle arti della patria dal dottor Luigi Cappellini dove l’uso della parola patria appare ancora come un concetto astratto.

Mentre il discorso del Tolomei, per il suo carattere sintetico, si riduce a poco più di un elenco di nomi, appare significativo l’intervento di Aldebrando Paolini, il quale recita un’Ode libera sulla congiura del Tedici a Liberatori in quella occasione della patria. Il tema degli uomini illustri trasposto dal piano letterario a quello artistico costituisce il supporto culturale della realizzazione del Pantheon in piazza S. Francesco, nel quale si attua una «simbiosi di civismo illuministico e di classicismo etico».

  •  Bonacchi Gazzarrini, «Il circolo di Scornio», p.54.

Questo episodio architettonico vede ancora protagonista il Tolomei, che nella sua qualità di mairedella città, affida l’incarico della sistemazione della piazza S. Francesco all’architetto pistoiese Cosimo Rossi Melocchi, il quale suggerisce uno dei temi più cari alla cultura neoclassica, quello del Pantheon «per consacrarsi alla memoria degli Uomini Illustri stati in differenti epoche l’ornamento principale della città nostra».

  • Tolomei, Delle fabbriche incominciate alla memoria, p. XIII.

Sempre il Tolomei infine farà seguire alla sua Guida di Pistoia(1821) una apposita appendice dedicata alle «notizie degli architetti, scultori e pittori pistoiesi», includendovi tra l’altro anche autori di opere non trattate nel volume; il contributo costituisce in tal modo la prima guida a stampa della città di Pistoia e il primo repertorio degli artisti pistoiesi. Tuttavia questi episodi erano ancora legati alla cultura erudita settecentesca e pur contribuendo alla riacquisizione di una memoria storica locale erano ancora lontani dalla creazione di una coscienza nazionale. Invece i tempi erano ormai maturi perché il culto degli uomini illustri da mera reminiscenza classica o da generica aspirazione libertaria pervenisse «a valori educativi, politici e civili, legandosi all’azione non più improvvisata, ma culturalmente e ideologicamente programmatica della “Società dei Parentali dei Grandi Italiani” istituita nel 1821».

  • Bonacchi Gazzarrini, «Il circolo di Scornio», p.24.

La Società degli onori dei Parentali ai grandi Italiani, sorta in seno all’Accademia di scienze lettere ed arti, sviluppa in maniera esemplare il tema della glorificazione degli Italiani illustri. La costituzione della Società rappresenta per Pistoia un vero e proprio primato e con essa la celebrazione si trasferisce dall’ambito locale a quello nazionale.

  • Per i Parentali cfr. contributo Petracchi all’interno dello stesso volume.

Negli stessi anni Niccolò Puccini trasferisce il fine educativo dei Parentali nel linguaggio artistico-architettonico con la creazione di un itinerario nel parco della sua villa di Scornio che si snoda attraverso monumenti e vari edifici celebrativi degli uomini illustri, Italiani e non. L’intento pedagogico di rinnovare nel popolo la memoria dei grandi per incitarlo a liberarsi da ogni schiavitù, sull’onda dei primi moti carbonari, è sottolineato dalle epigrafi che completano i monumenti.

  • Un passo di Diego Martelli, che rievoca una visita giovanile alla villa di Scornio, mette bene in luce l’importanza pedagogica delle epigrafi, nelle quali era gran parte del valore dei monumenti, e al tempo stesso smitizza il progetto artistico di Puccini. La rievocazione della visita è contenuta in una conferenza tenuta a Venezia da Diego Martelli nel febbraio 1895: Romanticismo e  realismo, in Scritti d’arte, a cura di Boschetto, pp.202, 203.

Del resto «il giardino di Scornio  non fu mai né fisicamente né spiritualmente, un hortus conclusus, e i simulacri dei grandi uomini poterono comunicare con le epigrafi dettate da Giordani, Niccolini e Leopardi, suggestioni di patria e ammonimenti»

  • Savino, Pretesto ottocentesco, p.10.

e così nel Registro dei Forestieri che vengono a vedere la villa si mescolarono nomi illustri di amici e collaboratori del Puccini con quello di sconosciuti visitatori. Puccini completerà il suo progetto di tramandare la memoria dei grandi italiani nella decorazione della villa. L’immediatezza del messaggio educativo dei monumenti del giardino si sposta su un registro più alto negli affreschi posti al piano terra della villa che raffigurano personaggi del Rinascimento fiorentino difensori delle libertà civili. Torquato Tasso, Dante, Cristoforo Colombo, i grandi celebrati nei Parentali fino al 1827 porgevano un messaggio politico immediato, ben compreso anche dal Governo granducale che nel 1831 fece sospendere le riunioni. Dopo la ripresa dell’attività dell’Accademia a partire dal 1838 cominceranno di nuovo anche le celebrazioni dei Parentali, ma secondo la linea più moderata assunta dopo gli episodi del ’33 da molti intellettuali pistoiesi, Puccini e Contrucci compresi, tanto che Enrico Bindi, nel 1842 nella recensione dei Parentali di Raffaello ne metterà in luce il loro superamento: «comecché il secolo presente, tutto volto com’è a severe speculazioni e ad essere di utile pubblico, non paia il meglio disposto a far buon viso alle feste ed alle orazioni accademiche, oggimai fatte obsolete,  tuttavia non dubitiamo di avventurarci a far brevi parole al pubblico sopra una di tali feste la cui istituzione a molti sapienti non parve dover’essere confusa nella turba volgare».

  • «Gazzetta di Firenze», 95, 1842, p. 4.

Dal 1839 fino all’Unità d’Italia saranno celebrati inoltre Michelangelo, Raffaello, Galileo, Vittorio Alfieri tutti personaggi accomunati dal concetto di italianità e dalla rivendicazione di una storia e di una cultura nazionale. L’estendersi di interesse del tema degli uomini illustri dal piano locale a quello nazionale trova un riscontro anche in alcune biografie edite nella prima metà dell’800 quali la Biografia degl’Italiani viventi (1818) o la Biografia degli italiani illustri di Emilio De Tipaldo (1834-1845). Lo stesso De Tipaldo, ponendo l’accento sulla nuova importanza acquistata dalle opere biografiche, evidenzia le motivazioni di questo ampliamento di orizzonti facendo notare che «lo scorgere a’ nostri giorni parecchi scrittori tutti solleciti a dare in luce vite e notizie d’illustri personaggi, e trattare specificatamente la storia letteraria delle contrade loro, ci fece venire all’animo il desiderio di comporre un’opera generale che contenesse le più rilevanti notizie di quegli uomini che nello scorso secolo ebbero fama in tutte le Italiane Provincie».

  • De Tipaldo, Biografia, p.V

In questo contesto è importante ricordare anche il tentativo di una biografia nazionale dei martiri della libertà redatto a caldo da Atto Vannucci.

  • Il volume, intitolato I martiri della libertà italiana,fu pubblicato nel 1848 e ristampato nel 1860.

In questi anni anche Pistoia presenta il primo tentativo di giungere alla compilazione di una vera e propria biografia locale. Nel 1844 Giuseppe Tigri ed Enrico Bindi pubblicano un Manifesto di associazione

  • BNCF., Rossi Cassigoli, Misc, 13, ins.I.

in cui esprimono l’intenzione di scrivere una patria biografia. Nel documento si dichiara che «vergogna dunque sarebbe appo i presenti, e sconoscenza verso i nostri buoni antichi, se mentre anco ogni più meschina città si studia con patrio zelo erigere colla storia qualche bel monumento di gloria municipale, noi soli ci rimanessimo infirgardi ed incuriosi».

  • Ibidem.

Tale opera rappresenta un contributo alla conoscenza della storia locale in linea con il programma civile e culturale della scuola storica neoguelfa a cui aderirono, oltre al Bindi ed al Tigri, anche Giuseppe Arcangeli, Atto Vannucci, Pietro Fanfani ed il più anziano Pietro Contrucci. Della biografia, mai cominciata, rimangono solo alcuni appunti del Tigri.

  • BNCF., Rossi Cassigoli, misc. 13. Fra questi materiali si conserva una lettera del Viesseux al Tigri datata 16 agosto 1844, nella quale si osserva come «al prezzo di crazie 5 al foglio di stampa quest’opera riuscirà costosissima e allontanerà gli associati». Viesseux aggiunge inoltre di ricevere commissioni solo per volumi terminati o piccole dispense e che, quando sarà pronta la prima dispensa della Biografia, l’annuncerà nell’appendice dell’Archivio storico e forse avrà qualche commissione dalla Germania. Forse fu proprio la mancanza di associati che fece naufragare il progetto, che dovette essere abbandonato quasi subito, a giudicare dagli appunti del Tigri, riferiti per la maggior parte ad artisti pistoiesi e probabilmente riutilizzati dall’autore nella stesura della celebre Guidadi Pistoia(1853).

Tigri si adopera anche per l’organizzazione all’interno dell’Accademia di una “Galleria” istituita per riunire i ritratti di illustri pistoiesi. L’elenco dei personaggi raffigurati nelle tele, ricevute dall’Accademia tramite il Tigri nel 1853, rispecchia l’indirizzo neoguelfo prevalente all’interno della Accademia stessa. Accanto ai soliti Bonaccorso e Corrado da Montemagno ed ai meno celebrati Pier Francesco Montemagni, Camillo Rospigliosi, Giacinto Gemignani, Giovan Battista Rospigliosi compaiono numerosi ecclesiastici che popolano la maggioranza dei ritratti: Pietro Pinamonti, Francesco da Pistoia, Bartolomeo Gai, Benigno Bracciolini, Antonio Banchieri, Pier Lorenzo Franchi, Monsignor Niccolò Forteguerri, Giacomo Rospigliosi, Carlo Agostino Fabroni, Antonio Decio, Iacopo da Pistoia, Ranieri da Pistoia, il cardinale Niccolò Forteguerri, tutti donati dal maestro Benedetto Michelozzi insieme ai ritratti di Dante, Boccaccio, Poliziano e Leonardo, che nobilitavano la schiera dei compatrioti pistoiesi. A questi si aggiungevano i dipinti di Clemente IX e del pittore Nicola Monti, donato dal pittore stesso.

  • L’elenco è contenuto in una lettera del Tigri stesso del 3 giugno 1853, conservata in BCF., Accademia, 9, 134.

Anche l’epigrafe da porre all’ingresso della Galleria, commissionata a Pietro Contrucci dall’Accademia e ben lontana dagli appassionati accenti patriottici precedenti, rispecchia la svolta moderata del Contrucci stesso dopo l’esperienza del carcere: «l’amore e la gratitudine qui raccolsero le immagini di quelli che per ingegno sapienza e virtù onorarono e beneficiarono la loro terra natia».

  • BCF., Accademia, 9, 131.

Con l’avvento dell’Unità d’Italia la celebrazione degli uomini illustri ritorna su temi locali. Sono questi gli anni in cui Vittorio Capponi inizia a lavorare a due importanti opere, quando, poco più che ventenne, ha l’incarico di compilare i cataloghi della Biblioteca Forteguerriana. Il programma di lavoro prevedeva come prima cosa la pubblicazione della Biografiapistoiese, cui doveva seguire a mo’ di complemento la Bibliografia pistoiese. La Biografia in realtà sarà pubblicata in fascicoli a partire dal 1878; all’ultimo fascicolo, uscito nel 1883, era allegata la prefazione, cui l’autore affidava un lungo sfogo personale sulla Biblioteca Forteguerriana e sui suoi difficili rapporti con essa.

La Biografia, strutturata secondo l’ordine alfabetico è il risultato di un lavoro dilatato nel tempo anche in considerazione della pubblicazione in fascicoli. Nel corpusprincipale, accanto ai vari personaggi, sono presentate le più importanti famiglie patrizie, come specchio di una società ove l’aristocrazia aveva da sempre occupato un ruolo egemone. L’appendice serve a Capponi per recuperare alcune dimenticanze e per inserire nuovi personaggi contemporanei. A questo si aggiunge anche un repertorio degli Scrittori pistoiesi viventi, comprensivo, di letterati, medici, ingegneri ed architetti, maestri di musica, ove è rappresentata l’elite intellettuale pistoiese, che sarà di nuovo oggetto delle Notizie degli scrittori e degli artisti pistoiesi contemporanei, uno scritto di cui era prevista la pubblicazione a fascicoli rimasta peraltro interrotta.

La stesura della Biografia appare dettata da due contrapposte esigenze, infatti alla volontà di partecipare con personaggi pistoiesi alla creazione di una identità nazionale si accompagna la salvaguardia della storia locale e la sottolineatura di un suo proprio valore di fronte alla nascita di una storia nazionale. Questa bivalenza si legge anche nella prefazione della stessa Biografia dove Capponi spiega di essere stato spinto a scrivere dall’intento di procurare il materiale a chi vorrà accingersi alla compilazione di una storia nazionale perché, come vagheggiato dal Muratori, «quando le diverse province delle quali l’Italia è composta abbiano ciascheduna una diligente ed esatta storia della loro letteratura, più facil cosa sarà allora compilare una storia generale, e porre in chiaro quanto lume all’Italia debbano le scienze e le lettere» ma subito dopo aggiunge «né il tributo che la città nostra può recare ad un’opera siffatta è scarso e di poca importanza, e di leggeri ne sarà convinto chi voglia darsi la pena di scorrere queste pagine».

  • Capponi, Biografia, p.VII.

La cosa che più colpisce nella Biografiaè uno spiccato interesse per la contemporaneità o per il passato recente, circa un quarto dei personaggi trattati sono vissuti nell’Ottocento o a cavallo fra XVIII e XIX secolo. Anche per Capponi l’esigenza della rappresentazione di una identità locale non è disgiunta dalle vicende legate alla costituzione di uno stato unitario e passa attraverso personaggi del passato recente, protagonisti dell’epopea risorgimentale. D’altro canto Capponi è attento non solo all’impegno politico-patriottico ma anche a quello civico dei pistoiesi dediti ad attività di studio ed all’insegnamento. Significativa appare in questo senso la biografia del patriota Pietro Contrucci al quale si riconosce anche il merito «di aver promosso lo studio della lingua e delle lettere italiane in tempi nei quali a tutt’altro eran volte le menti»

  •  Ibidem, p.134.

C’è quindi da parte sua la dichiarazione del primato della cultura, ovvero di un sapere fattivo che porta a quella «nobiltà più bella, che si deriva dalla cultura delle lettere e dallo onorevole ufficio dell’insegnare»,

  • Ibidem, p.292.

che nella Biografia si configura come il criterio con il quale operare la scelta dei personaggi “notevoli”. L’interesse prevalente per letterati e pedagoghi offre una chiave interpretativa anche per vistose enfatizzazioni come accade nel caso delle biografie di Giuseppe Maria Pagnini o di Raffaello Vescovi ai quali, tanto per fare un esempio, viene concesso maggiore spazio di quanto non accada per Niccolò Puccini. Quando poi la distanza temporale viene in qualche modo a diminuire “l’attualità” dei personaggi il criterio di scelta sembra ricadere più sulla disponibilità delle informazioni specifiche che sull’autorevolezza stessa del protagonista. Indicativa in questo senso appare la sproporzione tra la biografia di Sebastiano Ciampi, facilmente ricostruibile attraverso il corposo manoscritto delle Memorie

  • Il manoscritto delle Memorie biografiche di Sebastiano Ciampi è conservato in BCF., mss. E.361.

autobiografiche,  e la vita di un’altra celebrata gloria locale come il poeta Cino.

  • A Sebastiano Ciampi sono dedicate ben undici pagine contro le tre riservate a Cino da Pistoia.

Nonostante la tendenza ad una autocertificazione di imparzialità, che fa dire all’autore di essersi sempre «mostrato veritiero e giusto con tutti sia parlando di preti, sia di liberi pensatori»,

  • ASP, Tribunale civile e penaleProcessi penali, s.X, n.71. Il fascicolo riguardante il processo intentato dal Tozzi contro il Capponi è il n.91/84. La citazione si trova in una memoria presentata da Capponi e conservata agli atti.

appare evidente la mancanza di un adeguato senso storico nella stroncatura di Michelangelo Salvi e delle sue Historie di Pistoia,e neppure è plausibile, ma probabilmente intenzionale, l’omissione riservata ad un personaggio come Giuseppe Tigri.

  • Nella Biografia di Capponi compaiono entrambi i fratelli di Giuseppe, Atto, famoso professore di anatomia, ed anche la meno celebre Emilia, pittrice.

Risulterebbe fin troppo facile accusare Capponi di mancanza di senso critico e storico e di essere lacunoso ed impreciso, ma è necessario indubbiamente riconoscergli il merito (ed anche il coraggio) di essersi cimentato in una opera di così vasta portata che per Pistoia diventa imprescindibile per il solo fatto di essere unica. È inoltre opportuno ravvisarne anche la modernità; era estremamente attuale anche a livello nazionale il richiamo al primato della cultura: «in una collettività che poteva ritrovare le ragioni del suo essere tale solo nella memoria della gloria letteraria, era inevitabile che al vertice della vita civile e politica, e di essa quasi demiurghi,  si proponessero non già come altrove in Europa ceti aristocratici, caste militari, gruppi industriali, ma gli intellettuali, o, più esattamente i letterati».

  •  Mascilli Migliorini, Memoria e storia nazionale, p.15

Questo tema torna di nuovo in uno degli ultimi scritti, Notizie degli scrittori e degli artisti pistoiesi contemporanei, e si trasforma una investitura al potere della classe dei giovani intellettuali.  In questa opera Capponi esamina, in forma di dialogo con un ipotetico Signor*, che «è proprio una bravissima persona; d’ingegno acuto e festivo, pieno di spirito di buona lega, che è un piacere a sentirlo, erudito e garbato, è il vero tipo del pistoiese di una volta, e di cui pare che adagio adagio si vada perdendo lo stampo», il desolante panorama «della cultura paesana», stigmatizzando la soppressione dell’Accademia di scienze, lettere ed arti e la vendita della collezione Rossi Cassigoli avvenute da poco, ma individua proprio una speranza in quei non pochi concittadini che «dei loro studi e del loro ingegno hanno dato amplissimi saggi, e godono oggi di fama bellissima nel campo delle scienze, delle lettere e delle arti».

  • Capponi, Notizie, p.14.

 


(Pubblicato originariamente in Storia di Pistoia, vol. IV, Nell'età delle rivoluzioni. 1777-1940, a cura di Giorgio Petracchi, Le Monnier, 2000, pp. 347-358, g.c.: Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia S.p.A.) 


Page last modified on 18/08/2012 18:58

Stampa