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Cattedrale di S. Zeno

F. Tolomei, 1821 – Duomo

Questo antico Tempio principale della Città, Chiesa Cattedrale e Vescovile

Dagli Storici Pistoiesi citati in seguito si dice che Pistoia ebbe Vescovo sino dal 400, ma non si adducono valide ragioni a comprovarlo. Dall'Ughelli (T. 3 car. 289), e dagli stessi si incomincia la serie dei nostri Vescovi da Restaldo, che viveva nel 600, e alcuno non nomina i suoi Antecessori.

fu dedicato a S. Martino Vescovo di Tours nel quinto Secolo

Vedi Dondori, Pietà di Pistoia, car. 2, Pistoia 1666; S. Ivi, Storie di PIstoia, Roma 1656; Fioravanti, Mem di Pistoia, Lucca 1758; Rosati, Mem. per servire alla Storia de' Vescovi di Pistoia, Pistoia 1766; e altri Autori.

e  dopo l’anno 595 ai SS. Zenone, e Felice, Rufino, e Proculo

Ughelli, Italia Sacra, Ed. del Coleti, Ven. 1717. T. 3 car. 283.

sotto l'invocazione dei quali si trova sino al 1443  in cui dal Vescovo Donato dei Medici il di 11 giugno fu consacrato, e intitolato al solo S. Zenone.

Panieri, Santi di Pistoia, Pistoia 1818, T. I c. 191.

 

Essendo rimasto moltissimo danneggiato da incendi, il primo dei quali avvenne nel 1108 ed il secondo neI 1202, fu nel 1240 restaurato in parte col disegno di Nicola Pisano.

Vasari, Ediz. di Livorno del 1767, T. I car. 266.

Dissi in parte giacché nell'esecuzione del suo Disegno rimase intatta la volta, come si dirà a suo luogo dell'antica Cappella di S. Jacopo impostata molto più in basso sino dal 1145 (95 anni prima che Niccola desse il suo disegno) sopra gli archi, e capitelli delle tre prime colonne, che formavano il recinto della medesima prima della sua distruzione seguita modernamente. Col Vasari, che nella Vita di Niccola (car. 266) dice, che questi nel 1240 diede il disegno della Chiesa di S. Jacopo (Cattedrale) e che così sembra accordare a lui solo l'onore della sua nuova costruzione, si è ingannato il nostro Fioravanti (Memorie c. 50) allorché afferma, che Niccola in quell'anno posò (la Cattedrale) sopra vago pavimento di marmo in tre navate divisa, e sostenuta da grosse colonne di macigno. Interpretando lo spirito di questi due Autori, e più esaminando accuratamente le vecchie basi delle due colonne quadre, che sono rimaste intatte avanti agli Altari delle Porrine, e della Nonziata in monumento della loro antichità (giacché le altre tutte furono ridotte posteriormente a ordine Toscano da Jacopo Lafri) conchiuderei, che la presente Fabbrica sia in gran parte la stessa, a cui contribuì con grossa somma di denaro la Contessa Matilde nel 1110 (secondo il Sozzomeno) e che Niccola fosse soltanto l'architetto della volta della Nave di mezzo che cadde successivamente, dell'altra a cornu Epistolae, e forse anche dell'antica Nicchia del Coro stata demolita nel 1599 per dar luogo all'attual Tribuna, giacché la volta allato al Campanile si ha dai Ricordi dell'Opera di S. Jacopo, che fu rifatta nel 1322.

La volta della Navata di mezzo

In origine la Navata di mezzo non pare che potesse avere volta. Lo provano l'impostatura delle antiche finestre esterne di cui restano tuttora i vestigi, e le pareti laterali di detta navata rialzate per dare il conveniente sesto alla volta costruitavi dopo.

essendo caduta l’antica nel 1298

Salvi, T. I c. 260; Giannozzo Manetti, Historia Pistoriensis nel Murat. Scrip. Rerum Italic, T. 19 car. 1006, Milano 1723 e seg.

a cagione dei terremoti, fu fatta di nuovo nel 1660, a spese del Decano Bartolomeo Panciatichi.

Costò Scudi 2000

La Facciata architettata con maniera Greco-ltalica

Ciampi, Notizie inedite della Sacrestia Pistoiese de' Belli Arredi ecc., Fir. 1810, car. 17 e segg. parla di questo stile.

antica aveva tre ordini di colonnette, l’inferiore dei quali posava sopra un imbasamento audante. Il portico, o colonnato esteriore come si vede manifestamente era staccato, dalla fabbrica

Questo Portico fu costruito nel 1311 probabilmente quando la Piazza all'intorno del Duomo era già notabilmente rialzata sul primo livello a causa delle rovine di antiche Fabbriche, e specialmente delle Case dei TavianiCremonesi, e Bracciolini. Dal PalazzaccioCasa Bracciolini e Palazzo del Tribunale di prima Istanza fino all'antica Torre ora demolita a levante del Duomo detta dei Fiorineschi, il terreno doveva aver  una pendenza uniforme, alterata ormai dai depositi, scarichi, e interramenti di vari Secoli. Il pavimento del Duomo non poteva essere in origine più basso del livello della Piazza adiacente. Osservandosi la Porta laterale, che conduce alla Compagnia del SS. Sacramento, e l'altra che va nel Cortile della Canonica è facile persuadersi di quanto io qui espongo.

e fu costruito dopo incrostandolo di marmi bianchi e neri cavati in parte dal Monte Ferrato nel Territorio Pratese, e in parte di Valdibrana. Sopra questo stanno due Statue di marmo, S. Zenone opera del Vaccà e S. Iacopo opera di Matteo Scarpellino

Il Brunozzi lo chiama M. Jacopo di Mazzeo, Memorie di S. Jacopo Mss. presso di me.

fatta nel 1366. Le due pareti dipinte a fresco, e la crociera superiore della volta a mano diritta rappresentanti Storie di S. Iacopo sono di Gio. Balducci

Sebbene il Baldinucci nella sua Vita (Dec. III p. 2 sec. 4 c. 218) non rammenti alcuna opera fatta da lui in Pistoia, dall'esame dei dipinti, e dal notarsi dal Biografo, che egli trovò molta grazia presso il nostro Vescovo Alessandro dei Medici poi Papa col nome di Leone XI, si congettura che suoi sono questi freschi ora alquanto deteriorati.

e da Giovanni Cristiani Pistoiese nell’anno 1396 furono dipinte le altre crociere ora alquanto guaste.

Il Basso-rilievo di terra cotta invetriata sulla Porta principale esprimente una Vergine col Figlio Angeli e Serafini, è opera di Luca e Agostino della Robbia, dei quali pure sono i fiori, e fruttami della crociera superiore.

Entrando nella Chiesa, la quale è formata da tre Navate proporzionate divise da colonne di macigno, si presenta allo spettatore l'ampia Tribuna architettata da Jacopo Lafri,  sotto alla quale secondo l'antico costume è la Confessione, che mostra il gusto del Secolo undecimo, in cui si crede costruita.  In mezzo del pavimento coperto di marmi bianchi e neri, è l'effigie in marmo del Vescovo Andrea Ciantori morto nel 1356.  Accanto alla Porta principale Leonardo Marcacci Pistoiese nell'anno 1606 fece gli ornati dell'Altare, in cui era stato collocato nel 1337 il sacro Corpo del Vescovo S. Atto trasferito negli ultimi tempi nella nuova Cappella di S. Jacopo, come si rileva dall'appostavi Iscrizione. I tre bassi-rilievi, nei quali è figurato il Santo in atto di ricevere la Reliquia di quest’Apostolo sono d'Andrea Pisano.

La Statua sedente nel principio della Navata a cornu Epistolae, è l'imagine di Leone XI quà trasferita dal contiguo Vescovato ora ridotta abitazione di private persone. Il bel Presepio situato in alto che stava nella Chiesa di S. Girolamo soppressa, è del citato Giovanni Balducci. Il Deposito di marmo che viene appresso, è del Vescovo Alessandro del Caccia. Lo spazio formato per un lato dai primi due archi tra le colonne di questa Navata, per un'altro da una linea, che partendo dalla terza colonna terminava quasi alla Porta laterale, e per gli altri due dalle muraglie attuali tutto chiuso nel primo, e nel secondo lato da cancelli di ferro (che alzandosi da terra sino alla volta separavano questa porzione dal rimanente della Chiesa, com’e anch'oggi, si vede in Firenze nella SS. Nunziata, e in Prato nella Cappella della Cintola all'ingresso del Duomo), è quello appunto, che costituiva l'antica rinomata Cappella dedicata nel 1145 da S. Atto all'Apostolo S. Jacopo eletto sin d'allora per Protettore della Città.

In quest'epoca fu fondata l'Opera di S. Jacopo, voce che nei tempi chiamati barbari significava lo stesso, che Fabbrica: dicevansi lasciti all'Opera le donazioni fatte alle Chiese, onde provvedere alle spese necessarie per lo culto, e pel mantenimento della Fabbrica. L'Opera di S. Jacopo fa anche una Magistratura impiegata nel pubblico reggimento della Città. Ciampi, Prefaz. alle Notizie inedite della Sacrestia Pistoiese de' Belli Arredi, Fir. 1810, citate spesso in questo libro.

Entro questa stava il bellissimo Altare d'argento trasferito, come si dirà in capo della Navata nel 1787 nel qual anno fu messa a linea l'intera volta demolendo l'antica che era più bassa, in cui aveva lavorato Maestro Bono Architetto nel 1265,

Ciampi, Notizie, car. 38.

e così rimasero cancellate le vecchie pitture delle due muraglie, e della volta stessa fatte prima nel 1265

Nel 1265 i Pistoiesi avean condotto per dipingere un'interna facciata della Cappella Maestro Coppo Fiorentino figlio di Marcoaldo, di cui anticamente era in Canonica un Crocifisso fatto nel 1275, ora smarrito. Ciampi car. 86.

e rinnovate nel I347

Nelle Memorie Mss. dell'Archivio di S. Jacopo estratte dal P. Sigismondo Conti, e in quelle del Brunozzi si legge, che nel 23 Gennaio 1347 si cominciò a dipingere la Cappella, e si finì il 28 Giugno per mano dei detti Alessio, e Bonaccorso, e tutta l'Opera costò LIre 397.7.9, gli davano il giorno soldi dodici, e il vino. Vedi ancora Campi car. 93, 94, 95 e 145 Doc. 29, in cui distrugge l'opinione del Vasari, e Baldinucci.

da Maestro Alessio d'Andrea, e Bonaccorso di Cino Pittori Fiorentini

Alcune Teste residui di queste Pitture furono fatte segare dal muro dal Cav. Amati, e si conservano in sua Casa.

nonostante quanto riportano in contrario il Vasari, e il Baldinucci

Vasai, Vita di Stefano e d'Ugolino T. I car. 352; Baldinucci, sua Vita dec. 3 sec. 2 c. 33, Firenze 1668 e seg.

che le dicono fatte da Stefano detto lo Scimmia scolaro di Giotto. Da questa Cappella s'entrava per una piccola Porta nella famosa Sacrestia detta da Dante

Inferno, Canto 24

de’ Belli Arredi stata di fresco ridotta a privata officina.

Il Professor Ciampi Pistoiese l'ha illustrata dottamente nell'Opera, di cui si è già parlato.

Esteriormente alla Porta, che conduce alla Compagnia dei Nobili, detta il SS. Sacramento, è una lunetta con mezze figure rappresentanti la Vergine col Bambino e due Santi mezzo cancellata, che fu dipinta nel 1295 da Lapo Fiorentino.

Cappella Tuci o del Crocifisso (Altar Banchieri)

Il Crocifisso fu scolpito da Santi Brunetti Pistoiese celebre per tali lavori. Qui sì, e non altrove il sopracitato Stefano Fiorentino dipinse varie Storie di Gesù Cristo relative al Giudizio Universale, chiamato dai Tuci Padroni di questa Cappella, e non di quella di S. Iacopo, circostanza che essendo ignota al Vasari, lo indusse nell'errore di cui si è parlato di sopra.

Se dalle Memorie del nostro Archivio si ha per sicuro, che nel 1347 dipingevano la Cappella di S. Jacopo, Alessio, e Bonaccorso, cade affatto l'asserzione del Vasari, e Baldinucci che la dicono dipinta da Stefano nel 1346.

Queste antiche pitture essendo mal ridotte sono state modernamente cancellate, e vi ha sostituito l'ornato presente il nostro Ippolito Matteini dietro il disegno di Pietro Fancelli di Bologna. Quì stava la bellissima Nonziata (vedila in Casa del Cav. Alessandro Bracciolini) dipinta su tavola da Fra Filippo Lippi:

Vasari, sua Vita, T. II car. 288.

d'incerto autore sono i due quadretti laterali.

Fuori della Cappella è la Iscrizione posta al nostro Vescovo Falchi, a cui succede il Cenotafio del Vescovo Baronto Ricciardi, che è molto più finito che se fosse d'Andrea Pisano, come da alcuni si crede. Fu questo restaurata nel 1636 dalla Famiglia Ricciardi ora estinta.

Altare Panciatichi

La SS. Nonziata è copia di quella dei Servi di Firenze fatta forse da Giacomo Ligozzi; il Dio Padre gli Angeli, e S. Gio. Battista si credono d'Ottavio Vannini. Dopo l'Iscrizione del Vescovo Guidaloste Vergiolesi salita la scalinata si trova una Porta, che conduce all'Archivio dei Signori Canonici, ove si conservano varie carte antiche e codici riportati dal Padre Zaccheria nelle sue Opere,

Bibliotheca Pistoriensis Augustae Taurinorum 1752. Anec. mediaevi

e quindi nella Stanza Capitolare la cui volta è opera di Vincenzo Meucci. Il Gesù Morto in tela si giudica di Gregorio Pagani, e d'Alessio Gemignani sono gli altri due Quadri esprimenti la Passione del medesimo.

La gran Croce in tavola che sta in una stanza presso l'Archivio fu dipinta nel 1235 da incerto autore e forse da Giunta Pisano.

Ciampi, Notizie ined. car. 87

Le Storiette di S. Girolamo pure in tavola che s’incontrano in un corridore sono di Giovanni Balducci qui traslatate dalla soppressa Chiesa di detto Santo. Nella Guardaroba si conserva una bell'Urna di marmo bianco senza coperchio (molto valutata dagli antiquari) d'antico lavoro e bello stile esprimente in basso rilievo un carro trionfale tirato da quattro cavalli con figure molto ben disegnate. In questa riposarono per sette secoli in circa le ossa di S. Felice Sacerdote Pistoiese, state poi racchiuse in decente Reliquiario.

Panieri, SS. PIstoiesi, T. I car. 298

Il Gori nel Museo Estrusco lib. 1 Tav. 169 e il Padre Zaccheria nell'Opera Excursus literarii per Italiam ec. Tav. I car. 1 num. 7 hanno dato il disegno di questa Urna ma non molto esatto. È qui da correggersi lo errore preso dallo stesso Padre nell'Opera suddetta a car. 5 num. 9 ove dice appartenere al Sacrestano della Cattedrale la tavoletta anaglifa d'avorio rappresentante nelal parte superiore la discesa di Cristo al Limbo, e nell'inferiore Cristo portato al sepolcro, di cui da il disegno nella tav. 2. Questo Dittico apparteneva in proprietà al Dottor Civili che allora era il Sacrestano, dopo la morte del quale se ne ignora il possessore.

Si conservano in questo luogo antichi reliquari, vasetti sacri d’argento dorato fatti con bel lavoro nei Secoli XIII e XIV tra quali si distinguono, quelli di S. Iacopo, di S. Eulalia  e della S. Croce  in cui adesso è riposta una reliquia di Maria Vergine. Tornato il forastiero in Chiesa troverà il bel Deposito del Vescovo Leone Strozzi fatto da lui scolpire nelle Scuole di Carrara mentre era in vita. Gli affreschi e gli ovali delle due Sacrestie che seguono sono del citato Meucci: il Quadro con i SS. Luca e Girolamo (che prima stava nella Chiesa di S. Luca) è d'autore ignoto. Il S. Egidio e S. Gio. Battista è del Prete Domenico Lenzi Pistoiese qua portato dalla soppressa Chiesa Prioria detta S. Maria Cavaliera.

Cappella della Città oggi detta di S. Jacopo

In prima dedicata a S. Rocco per la cui intercessione fu liberata Pistoia nel 1631 e 32 dalla peste,

Dondori, Pietà di Pistoia car. 15; Fioravanti, Memorie ecc. c. 452

Jacopo Lafri ne diede il disegno a Cosimo Ulivelli creato del Volterra  fece a fresco nell'arco le Storie di questo Santo. Il Quadro del Gemignani che vi stava in prima ora si vede in S. Francesco. La volta è stata dipinta modernamente dal nostro Giuseppe Vannacci.

In questa Cappella nel 1787 è stato collocato l'antico Altare d'argento dedicato all'Apostolo S. Jacopo. Questo pregiato lavoro, che per la rarità e bellezza forma la meraviglia degli spettatori fu consacrato il 22 giugno 1399 dal Vescovo Andrea Franchi: è tutto d’argento massiccio

Il peso dell'Altare è libbre 447.11.6 secondo il Dondori c. 13. La forma primitiva della tavola d'argento era derivata dai Dittici antichi. L'Altare allora isolato aveva tre facce, o lati che formar dovevano un grazioso imbasamento del Dittico sovra posto. Nel collocare queste facce o tavole l'una separata dall'altra in un prospetto unico, si è dovuto servire alla località a scapito del buon gusto.

con figure d'intero e mezzo rilievo, opera di più valenti orafi del Secolo vita di XIV nonostante che dal Vasari,

Vita di Agostino e d'Angiolo Senesi, T. I car. 346; Dondori c. 13

dal Dondori e da altri scrittori si dica tutto lavoro di Leonardo di Ser Giovanni Fiorentino scuolare Cione.

Sino dall'Anno 1287 gli Operai di S. Jacopo avevano ordinato una tavola d'argento da porsi sull'Altare del S. Apostolo, nella quale dovevano essere scolpiti i dodici Apostoli; fu fatto il lavoro, e aggiunta anche la statua di Nostra Dama, e l'autore si suppone esserne stato Andrea di Jacopo Ognabene, o Maestro Pacino secondo il Ciampi Notizie ecc. a car. 58. Che due di questi Apostoli siano fatti da Andrea nel 1314 risulta da un documento da lui riportato a car. 134 num. 3 vedi il disegno d'uno di questi nella tavola II n. 2 delle dette Notizie ecc. V'era pure una tavola d'argento liscia, o almeno con soli fregi che serviva da paliotto, e in tale stato era l'Altare quando fu rubato da Vanni di Fuccio dei Lazari nel 1293. Un secondo Decreto del Consiglio della Città per l'esecuzione di quest'Altare si trova nei Registri sotto il di 19 Giugno 1509.

Per determinare gli Autori che hanno avuto parte in questa celebre opera, mi sono prevalso delle Memorie Mss. estratte con molta esattezza dal Sacrestano Sigismondo Conti, e da Alfonso Brunozzi dai libri d'entrata e uscita, e cartapecore dell'Opera di S. Iacopo esistenti adesso nell'Archivio della Città.

Incominciando dalla testata a cornu Epistolae si vedono nove Storie della Vita di S. Jacopo egregio lavoro del citato Leonardo, allogato nel 1366 dal solo Leonardo.
Vi sono espresse La vocazione all’Apostolato di S. JacopoMaria che chiede a Cristo i primi posti nel suo regno per i due figli.

Questa si trova incisa nelle Notizie del Prof. Ciampi

Ordinazione del Santo, Predicazione di detto S. Jacopo condotto al Tribunale, Detto in presenza d'ErodeDetto che battezza Losìa, Il martirio del Santo e di Losia, Il Corpo del Santo portato ti Compostella.

A piè si legge “Ad honorem Dei et S. Jacobi Apost. hoc opus factum fuit tempore Domini Francisci Pagni Operarii Opere sub anno Domini 1371 per me Leonardum Ser Joannis de Florentia aurificis”.

Pesò libbre 32 d'argento, ed ebbe per sua fattura lire cinque l'oncia.

L'altra testata a cornu Evangelii che dal Brunozzi si dice allogata nel 1355 e forse nel 1357 a maestro Piero di maestro Lionardo

"Col patto che m. Lionardo faccia a tutte sue spese di doratura et chiavatura sul legname, et di sua mercé abbia d'ogni oncia d'argento lire cinque, e gli dettero libbre trentuna, once otto, e denari diciassette d'argento".

orafo Fiorentino e dal Conti e dallo stessoBrunozzi (con manifesta sua contraddizione) nel 1361 al solo Lionardo fu consegnata agli Operai di S. Iacopo nel 1364 dal medesimo senza che si rammenti neppure maestro Piero. Il Sig. Ciampi crede nonostante che fosse assolutamente allogata a Piero e da questo consegnata successivamente.

Notizie c. 75 a carte 136 esibisce un Doc. n. 15 da cui resulta che per una questione insorta su questo lavoro tra m. Piero, e gli Operai fu chiamato a deciderla maestro Ugolino da Siena. Chiunque de'  due maestri ne sia l'autore dall'esame di questa testata con l'altra che senza fallo è di Lionardo, risulta una inferiorità non indifferente. Forse Piero avendola incominciata, e non sodisfacendo gli Operai, questi la dettero tale quale era a rifinire a Lionardo; forse fu uno dei primi lavori di questo, e perciò non può stare al confronto dell'altra condotta posteriormente e bellissima, sotto cui egli pose l'anno e il nome, come si è riportato nel testo.

Le Storie rappresentano: Creazione di Adamo e di Eva Espulsione dal Paradiso,  Morte d'Abel,  l’Arca di Noè, Sacrificio d'Isacco, Mosè che riceve le Tavole della legge, l’Incoronazione di Salomone, secondo altri l’Adorazione della Statua di Nabucdonosor, Natività della Vergine e Presentazione al Tempio Sposalizio della Madonna. Il Paliotto avanti l'Altare ha sei Profeti con Apostoli in bellissimi smalti colorati e lavori a niello e 15 Storie del Testamento Nuovo che sono: Annunziazione e visitazione di Maria, Natività di N. Signore, in un'ovato il SaIvatore S. Iacopo e sua Madre, i Magi guidati dalla Stella, l’Adorazione dei magi, Strage degli Innocenti, Cristo preso nell'orto, Crocifissione, Le tre Marie al Sepolcro, Cristo che appare a S. Tommaso, l'Ascensione, La Presentazione al Tempio, Gesù che predica alle Turbe, S. Jacopo avanti Erode,  Il Martirio di S. Jacopo e Losia, e la guarigione del Paralitico.

Questi due ultimi riquadri incerti credo potergli interpretare così dietro la Vita del Santo scritta in spagnolo da Don Timoteo da Bagno Camaldolese.

Questo bel lavoro fu fatto nel 1316 da Andrea di Jacopo, o Puccio Ognabene o Ogiabeni, Pistoiese come si legge nell'Iscrizione che sta in piede del medesimo.

Pesò oltre le libbre 50.

Ad honorem Dei, et B. Jacohi Apost. et Domini Hihermannis Pistor. Episcobi hoc opus factum fuit tempore potentis viri Dardani de Acciaiolis Vicari pro Serenissimo Principe D. Rege Roberto in Civitate Pistorii et districta tempore Simonis Francisci Guerci, et Bartolomei Domni Aste, Domni Lanfranchi (Oper. Opere. B. Iacobi Ap.) sub anno Dominice 1316 ind. x5 de mense Decembris per me Andream Jacobi Ognabenis aurificem de Pistoria. Opere finito referamus Christo qui me fecisti tibi sit benedictio christi amen.


Sopra la Cassa ove si conserva incorrotto da circa sette secoli il Corpo di S. Atto, è stato collocato nella moderna traslazione un'ordine di colonnette, entro le quali è Nonziata con l'Angelo e colomba lavorata da Pietro d'Arrigo Tedesco abitante in Pistoia nel 1390, in mezzo quattro bassi rilievi che servono a uso di pilastri divisori: all’estremità vi sono due mezze figure di Profeti lavoro di Pietro Antonio da Pisa del 1456 e due altre di due SS. Dottori dei quali si citano gli Autori al terzo ripiano. Sopra questa linea è collocata l'antica tavola nell'imbasamento nella quale si vedono disposte in linea nove mezze figure fatte nel 1381 dal detto m. Pietro Quelle dei due Profeti posti nelle due estremità sono bellissime  e per la rarità pregievolissimo lavoro del Gran Brunellesco. Nel ripiano superiore la bella Statua d'argento dorato rappresentante S. Iacopo è opera di Maestro Giglio o Cillio da Pisa consegnata secondo il Conti e il Brunozzi nel 1352 e secondo il Ciampi nel seguente. I due Angeli col padiglione e i due al di fuori furono fatti dal detto m. Pietro Tedesco nel 1387 e 1388. Intorno alla Statua in due piccoli ripiani stanno cornu Epist. opera del medesimo di due epoche. Nel primo un Evangelista tre Apostoli due Evangelisti, nel secondo Il Salvatore, tre Apostoli Maria Salome, S. Gio. Battista fatti nel 1386 a cornu Evang. Nel  primo ripiano S. Atto, tre Apostoli nel 1386 S. Zeno e S. Stefano nel 1386. Nel secondo ripiano la Madonna, tre Apostoli, S. Eulalia   un Evangelista nel 1386. Le altre Statuette senza l'anno sono fatte tutte nel 1381, il S. Marco è di d'Antonio da Pisa lavorato nel 1456; gli altri tre Evangelisti con i due Dottori della prima linea e due altri della terza seguente furono dati a fare a Niccolao di Ser Guglielmo, a Atto di Piero Braccini pistoiese, a Leonardo di Matteo, e a Pietro di Giovanni di Pistoia, con l’obbligo a tutti di consegnare nel 1400 i loro lavori a maestro Domenico da Imola.

Nella terza linea il Padre Eterno è contornato interiormente da otto mezzi angeletti: sotto quattro archetti laterali o tabernacoli sono da ogni lato otto Cherubini e quattro Angeli interi fatti nel 1396 e 1398 da maestro Nofri di Buto Fiorentino e da Atto Braccini di Pistoia secondo il disegno che aveva dato di tutta la tavola dell'Altare Giovanni Cristiani. Vi sono pure dai lati S. Lorenzo e S. Antonio Abate del citato Pietro Tedesco fatti nel 1386 e i due Dottori, dei quali si è detto al secondo ripiano. Il Cielo superiore con stelle dorate è stato qui posto modernamente. In questo Altare oltre i sopracitati Maestri hanno in vari tempi operato m. Lorenzo del Nero Fiorentino, m. Lodovico Bono o Buoni da Faenza, Meo di Bonifazio Ricciardi, m. Cipriano e m. Filippo orafi e i pittori Meo di Nardocchio  e Sano di Giorgio. Da questa Cappella si passerà, alla Tribuna maggiore ove è collocato l'Altar di marmo eretto con disegno del nostro Romualdo Cilli. Questa s'incominciò a edificare il 13 aprile 1599 con modello di Jacopo Lafri distrutto l’antico Coro ove erano i Mosaici di Fra’ Giacomo di Mino da Turrita fatti nel 1308 e da altri maestri Toscani. L’antica Madonna in tavola che stava sul vecchio Altar maggiore fatta nel 1275 da maestro Coppo Fiorentino si è perduta negli ultimi tempi. La tavola della Risurrezione è di Cristofano Allori eletto il Bronzino ignorata dal Baldinucci e sebbene, imperfetta è singolare per la sua grandezza non trovandosene di tal misura di questo pittore. Esatto è il disegno, vero il colorito delle carni, e nel suo totale è dipinta con molto amore, e diligenza.


L'Ascensione cornu Evangelii è di Benedetto Veli; la Discesa dello Spirito Santo di Gregorio Pagani: il nostro Canonico Jacopo Centi fece in coro nel dossale della sedia del Vescovo una storia di S. Zeno. Dal Vasari furono dipinti i due quadretti laterali, molto belli che prima stavano nel Ciborio di questa chiesa. Gli Angeli di rilievo sono d'autore ignoto, e le due grandi Statue d'un creato di Giovanni Bologna. L'Arciprete Fioravanti ne a trascurato il nome riportando questa notizia. Il Salvi le dice opera di Vincenzo allievo dello stesso Giovanni, sebbene questo nome sia ignoto tra i suoi valenti scolari. Le pitture a fresco della volta del cornicione, cioè il Padre Eterno attorniato dagli Angeli, altri Angeli con strumenti della passione in un'ovato, la caduta degli spiriti ribelli, la disubbidienza ed espulsione d'Adamo dal Paradiso, la Nunziata sopra il grande arco interiore, sono tutte del pennello del celebre Cav. Domenico Passignani. I quattro Evangelisti tra i pilastri ai finestroni e i quattro Profeti che ora poco si vedono sopra le due gran tavole, furono fatti da Pietro Sorri Senese. Passando alla Cappella Pappagalli, ora detta del SS. Sacramento, nel pilastro che divide de navate, si vede una Vergine dipinta rozzamente da taluno di quei Greci, dei quali parla il Vasari nella vita di Cimabue. Il Lafri fece il disegno di questa Cappella: la Statua di marmo sotto l'Altare rappresentante S. Felice Prete Pistoiese è lavoro di Raffaello Petrucci Fiorentino. L'Assunzione di Maria è di Gio. Battista Paggi. La Vergine col Bambino e due Santi in tavola rinomatissima opera di Lorenzo di Credi fu malamente attribuita dal Salvi a Leonardo da Vinci. In faccia a questa è il ritratto di marmo del Vescovo Donato Medici elegante bassorilievo d'ignoto scarpello, forse di Bernardo Rossellino. Gio. Battista Baldari contemporaneo e dipendente dal Paggi dipinse a fresco nell'arco le azioni di S. Felice.

Il Deposito seguente è del Vescovo Gerini e l'altro ai piedi della scalinata innalzato dall'ottimo Vescovo Gherardi fu scolpito nelle scuole di Carrara.

Altare della Città, detto della Vergine delle Porrine

Fatto con disegno del Marcacci, l’immagine di Maria Santissima dipinta sul murò è anteriore circa d'un secolo e mezzo al risorgimento della pittura in Firenze. Esisteva nel 1140 sulla parete esteriore della Cattedrale, ove rimase sino all'anno 1624 in cui per opera d'Antonio Barbetti fu rivoltata e collocata come ora si vede. La tela che la contornava e che ora sta nel Palazzo della Comunità è di Simone Pignoni. Vi sono stati sostituiti due Angeletti di mezzo rilievo, e altri ornati di marmo lavorati da Giovanni Sandrini Fiorentino.

Altare Foresi poi Benesperi ora Buonfant
Bella è la tela rappresentante i SS. Baronto e Desiderio, opera del Cav. Preti detto il Calabrese.

Altare della Sapienza
Da Matteo Bonechi nell'età sua ottogenaria fu dipinto il martirio di S. Bartolomeo. Il monumento di marmo consacrato alla memoria del nostro gran concittadino Cardinal Niccolò Forteguerri fu incominciato nel 1474 da Andrea Verrocchio e terminato da Lorenzo Lotti detto Lorenzetto amico di Raffaello. D'Andrea sono la Fede, la Speranza e il Dio Padre con gli Angeli, ma il tutto è imperfetto atteso a sua partenza per Venezia, dove gettò in bronzo la Statua equestre del Colleone da Bergamo. Lorenzetto fece la Carità e i putti che le stanno intorno, è di lui pure la Statua non finita del Cardinale, posta attualmente in una delle Sale della Sapienza. Il Busto del medesimo,  l'urna cineraria e l'intero ornato, sono di Gaetano Mazzoni da Settignano. In fondo della navata si trova il Cenotafio di marmo di Carrara, del celebre Cino da Pistoia, gran Legista e restauratore della bella Poesia Italiana nel Sec. XIII. Sul ripiano dell'arca vi sono sette statue: la figura di Cino sta sotto un baldacchino in atto di leggere ai suoi scolari, tra i quali si osserva alla sinistra una figura muliebre, forse Selvaggia Vergiolesi, la stessa rappresentazione è ripetuta nel corpo della cassa, incerto l’autore di questo lavoro. L'esecuzione del medesimo, attribuito volgarmente a Andrea Pisano, fu affidata a m. Cellino di Nese da Siena, che a quel torno lavorava in S. Gio. Rotondo. L'iscrizione postavi forse posteriormente come sospettano l’Abate Tiraboschi e il Ciampi (car. 75) è la seguente:
Cino eximio juris interpreti Bartolique praeceptori dignissimo Pop. Pist. civi suo B. M. fecit Obiit A. D. 1336.
Fuori del Cenotafio e pochi palmi sotto il medesimo nonostante, la contraria opinione di chi lo ha detto morto in Bologna e ivi sepolto in S. Domenico, stanno le ossa dello stesso Cino qua trasferite dal luogo ove giacevano, che era quello ora occupato dall'Altare delle Porrine come si lege nel marmo posto poco sopra il pavimento.
Ossa Domini Cini I. C. emeritissimi ex antiquo Sarcophago ad Cenotaphium suum recollecta a. D. 1624. Febr.
Appresso la Porta maggiore è situato il Fonte Battesimale, di fini marmi condotto con vaga maniera da Andrea Ferrucci da Fiesole. Belle sono le due figure principali,  bellissimi i putti e le storiette a mezzo rilievo che lo adornano. Il Gesù in atto di benedire il pane che sta alla seconda colonna si è creduto sempre opera di Carlino Dolci. Il Pulpito di marmo fu eretto dalla Famiglia Panciatichi. Il Campanile è un’antichissima Torre ridotta nella forma attuale col modello di Giovanni Pisano. Non vi ho potuto leggere il millesimo A. D. 1301, notato dal Vasari, ma è il 1200 l’epoca probabile del principio della fabbrica, forse residenza dei Podestà del Popolo si vedono ancora le armi nella parete esteriore. Accanto al Campanile, verso la Via detta del Sale, sorgeva un bel loggiato edificato nel 1332: si vede tuttora in alto il luogo dell'impostatura degli archi, dipinto da Niccolò Lenzi, fu demolito con danno del pubblico nel 1772 per gettare i fondamenti d'una grandiosa Cappella che doveva dedicarsi a S. Jacopo. Negli antichi tempi gli Anziani, prestavano giuramento alla Città, prima d'incominciar l'esercizio dei pubblici Offici e in occasione di pioggia vi si ritirava il popolo dal prossimo mercato. La Madonna dell'Umiltà nel tabernacolo incastrato nella parete del Duomo è d'Alessio Gimignani. Lateralmente alla facciata principale era l’antico Palazzo Episcopale che fu venduto nel 1786, essendo stata trasferita la residenza del Vescovo nel nuovo fabbricato in Porta Lucchese. In faccia al Duomo s'inalza il magnifico Battistero, eretto sul Tempio di S.Maria in Corte, fu demolito nel Secolo XIV per ingrandire la Piazza e dedicato a S. Gio. Battista. Fu detto ancora in Curia per la vicinanza d'ambedue le Curie, ed ora comunemente.

Francesco Tolomei - Guida di Pistoia, 1821 (rist. anast. 1975)

Risorse in rete

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